Italiano / Siria

#AleppoLive – con Rami Jarrah

 

Moschea Omayyade di Aleppo (c) Paola Lepori

È venerdì 11 dicembre 2014. Ad Aleppo sono le 18:00, qui a Roma le 17:00. È buio sia lì che qui. Il giornalista e attivista Rami Jarrah è nella città siriana da cinque settimane. È seduto su una sedia di plastica, per strada. Indossa una sciarpa e un cappello di lana. La strada è al buio. Rami dice che non c’è elettricità, solo quella dei generatori. È sorprendente che la connessione non cada, che non vacilli nemmeno.

#AleppoLive è trasmessa in diretta su YouTube, chiunque può seguirla, basta disporre di una connessione internet. Viene trasmessa anche da un’emittente radio locale, perciò Rami si ferma, di tanto in tanto, per tradurre in Arabo la conversazione che si svolge in Inglese.

Non ci sono media internazionali ad Aleppo. Questa è un’occasione unica per sentire cosa succede nella città e quali sono gli umori della popolazione.

La situazione ad Aleppo è terribile, questo lo sanno tutti. Però, per la maggior parte di noi, è difficile capire davvero quanto sia disumana.

Rami racconta che le bombe a grappolo colpiscono ogni giorno. Per la verità, adesso sono meno frequenti. Sono state sostituite dai raid russi. Da dieci a quindici, ogni giorno. Poi ci sono i missili Elefante. Non è necessario andare a leggersi le caratteristiche tecniche per immaginare che abbiano un impatto devastante. (Sono razzi a corto raggio usati dalle forze governative).

Gli attacchi sono del tutto casuali. Non hanno un obiettivo specifico. Colpiscono i civili.

Perché? Una risposta semplice sarebbe che si tratta del tentativo di alienare le forze ribelli ai civili. Secondo Rami, la strategia del regime, sposata anche dai russi, è prevenire lo sviluppo delle aree liberate. Ancor peggio, di permettere all’ISIS di penetrare queste aree così che il problema cessi di essere solo del regime e diventi un’urgenza per la comunità internazionale.

L’opinione di Rami è che l’ISIS vada bombardato. Sostiene che la maggior parte dei civili nell’area la pensino così. Tuttavia, dice, le informazioni d’intelligence sono così carenti che la coalizione colpisce gli obiettivi sbagliati. È ovvio che questi ‘errori’ – e inorridisco a chiamarli così – provochino il risentimento della gente. Il problema, nota Rami, è che dal cielo non hanno davvero idea di cosa ci sia in basso, sul terreno. Ma chi potrebbe rivestire il ruolo di partner locale? E chi potrebbe gestire il ‘post’?

Restii ad armare e sostenere un gruppo qualsiasi, dopo aver armato in lungo e in largo la gente sbagliata, i governi occidentali interpretano la questione nei termini di un opposizione dicotomica tra Assad e l’ISIS. Perciò, la scelta è tra questi due. Non c’è nessuna terza opzione. Peccato che i Siriani non vogliano scegliere tra due mostri.

La differenza tra di essi, dice Rami, è che gli Assad sono qui da più di 40 anni. L’ISIS avrà vita breve. Assad non può essere il partner locale nella lotta all’ISIS, non possono essere le sue le truppe di terra. Il popolo siriano non vuole che la comunità internazionale cooperi con Assad perché sa fin troppo bene, sostiene Rami, che il regime non annienterà l’ISIS a meno che nel farlo non elimini anche l’opposizione.

Qualcuno chiede chi e come gestisca Aleppo in questo momento. Chi fornisce i servizi? Chi è in carica?

Rami spiega che l’amministrazione civile è nelle mani di consigli locali. Registrano le nascite e le morti e tutto il resto. C’è un gruppo che si occupa di monitorare la situazione. Un esercito di civili che partecipa all’amministrazione. Gli aiuti umanitari che arrivano servono a sostenere la popolazione. Democrazia non teorizzata ma praticata. Gli elmetti bianchi rispondono velocemente ed efficacemente in caso di attacco, la popolazione di Aleppo gli è molto grata.

Com’è la vita ad Aleppo? Un uomo risponde: “Non c’è molto da fare. Viviamo, questo è già abbastanza”. Il tempo scorre scandito da raid aerei e massacri.

Molti bambini non vanno più a scuola. Molti devono lavorare. Sembrano convinti che scuole e moschee siano del mirino. Alcuni credono che gli Iraniani mirino deliberatamente alla popolazione sunnita.

Questa è la loro vita quotidiana, oggi.

Sono solo pochi accenni. Se volete guardare l’intero video, eccolo a voi:

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