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L’estrema destra al governo con Netanyahu

AYELET_SHAKED

Elezioni Israele 2015: Ayelet Shaked nuovo Ministro della Giustizia israeliano

Il 17 marzo scorso, si sono svolte le elezioni parlamentari israeliane. Dei 120 seggi della Knesset (il parlamento d’Israele), solo 30 sono andati al partito del Premier Benjamin Netanyahu, il Likud, il quale ha dovuto formare un’insolita coalizione di governo con gli ultra-ortodossi, che hanno racimolato 23 seggi, e il partito nazionalista di estrema destra Jewish Home (Ha-Bayit Ha-Yehudi). Con gli 8 seggi del Jewish Home, Netanyahu conta su una maggioranza talmente risicata (61 seggi) che una sola defezione potrebbe far tornare il paese nuovamente alle urne. Non solo, questa formazione inedita avrà difficoltà a far passare la legislazione più spinosa e dovrà concedere qualcosa alle componenti più radicali. A lasciare la coalizione di governo è stato invece il partito di Avigdor Lieberman, Yisrael Beiteinu, controverso e spesso inappropriato Ministro degli Esteri del precedente governo Netanyahu. La rottura è avvenuta proprio a causa dell’alleanza del Premier con gli ultra-ortodossi. Infatti, Yisrael Beiteinu, partito nazionalista secolarista, sostiene l’idea che anche gli ultra-ortodossi debbano svolgere il servizio militare obbligatorio, come tutti gli altri cittadini d’Israele.

Ma andiamo con ordine, dove si colloca il partito Jewish Home nel panorama politico israeliano? Si tratta di un partito all’estrema destra dello spettro politico, discendente diretto del Partito Nazionalista Religioso (l’acronimo con cui è conosciuto in Israele è Hamafdal) che, come il nome stesso racconta, è stato un partito religioso sionista. Favorevole agli insediamenti dei coloni e assolutamente contrario alla soluzione dei due stati, Jewish Home conta tra i suoi membri più prominenti Naftali Bennett e Ayelet Shaked. Il primo, 43enne capo del partito, è stato Ministro dell’Economia del precedente governo e aveva richiesto inizialmente il Ministero degli Esteri nell’attuale formazione di governo, salvo poi ripiegare sul Ministero dell’Istruzione. Dopo essere stato capo di gabinetto per Netanyahu dal 2006 al 2008, ha dato vita nel 2011 al movimento extra-parlamentare MyIsrael insieme alla Shaked.

È proprio quest’ultima il personaggio più interessante del nuovissimo governo Netanyahu. Trentanove anni appena compiuti, ingegnere informatico, la Shaked, che cresce in una famiglia non particolarmente attiva politicamente, inizia a identificarsi con la destra a soli otto anni, secondo quanto dichiarato in un’intervista rilasciata nel 2012 a Algemeiner. Durante il servizio militare (che, ricordiamo, in Israele è obbligatorio e dura 36 mesi per gli uomini e 24 per le donne) svolto nella Brigata Golani, ha stretto legami di profonda amicizia con compagni di leva provenienti dagli insediamenti di coloni, avvicinandosi così alla destra religiosa sionista. Inizialmente, la Shaked ha aderito al Likud, lavorando nel gabinetto di Netanyahu insieme a Bennett, fino alla fuoriuscita di entrambi, si vocifera, a causa di dissensi con la moglie di Netanyahu, Sara. Shaked e Bennett fondano quindi MyIsrael. Nonostante sia una figura laica, anche la Shaked, come Bennett, si candida alle primarie del Jewish Home ed entra per la prima volta in parlamento nel 2013. Tra gli ipse dixit da citare, nell’ambito dello spostamento dal Likud al Jewish Home, l’affermazione «Il problema del Likud è che ogni leader lo porta sempre più verso sinistra». (A questo proposito corre l’obbligo di ricordare che il predecessore di Netanyahu alla guida del Likud fu Ariel Sharon, generale e leader politico tra i più importanti della storia di Israele, che scatenò la Seconda Intifada dopo la provocatoria ‘passeggiata’ nella spianata delle moschee a Gerusalemme).

La Shaked, a cui Netanyahu ha affidato il Ministero della Giustizia, durante la crisi di Gaza dell’estate scorsa ha scatenato un’ondata di polemiche per aver pubblicato sulla propria pagina facebook le parole dello scomparso Uri Elitzur (che aveva ricoperto il ruolo di capo di gabinetto di Netanyahu, durante il suo primo mandato). Alcuni dei passaggi citati: «Questa è una guerra tra due popoli. Chi è il nemico? Il popolo palestinese». E ancora:

«Sono tutti combattenti nemici, e il loro sangue dovrebbe essere sulle teste di tutti loro. Incluse le madri dei martiri, che li mandano all’inferno con fiori e baci. Dovrebbero seguire i loro figli, nulla sarebbe più giusto. Dovrebbero andare, come dovrebbero le loro case dove hanno cresciuto dei serpenti. Altrimenti, altri piccoli serpenti verranno cresciuti lì». (Dopo essersi giustificata affermando che non condivideva il contenuto della citazione per intero, la Shaked ha infine rimosso il post incriminato).

Roboante la reazione del Primo Ministro turco, Tayyip Recep Erdogan, che, dopo aver paragonato la Shaked ad Adolf Hitler, ha sottolineato – forse non a torto – che se parole simili fossero state pronunciate da un leader palestinese, il mondo intero lo avrebbe messo sotto accusa.

Ma le dichiarazioni discutibili non risparmiano altriospiti sgraditidi Israele, come i rifugiati eritrei e sudanesi: secondo la Shaked, queste persone (circa 50.000) sono una minaccia all’identità ebraica del Paese e, nonostante i gruppi per la difesa dei diritti umani dicano il contrario, ritiene sia «una solenne menzogna che queste persone sono in fuga da un genocidio». Per di più, aggiunge, non hanno nemmeno l’aria di essere davvero dei rifugiati.

Benjamin Netanyahu potrebbe diventare il più longevo premier della storia di Israele, ma affronta un quarto mandato non semplice da gestire, con una maggioranza altamente volatile e incoerente. Dopo la guerra a Gaza della scorsa estate, che ha ucciso circa 2.100 Palestinesi e 72 Israeliani, lo Jewish Home capitalizza la percezione diffusa dell’isolamento di Israele in un mondo sostanzialmente ostile. Questa percezione è acuita dal fatto che i rapporti col patron americano si sono decisamente raffreddati durante le due amministrazioni Obama, personalmente poco interessato al Medio Oriente e sicuramente non un grande fan di Netanyahu. Come già ricordato altrove, il riavvicinamento tra gli Stati Uniti e l’Iran costituisce, agli occhi di Israele, una prova ulteriore della fase di crisi nella loro special relationship. La formazione di una coalizione di governo che include l’estrema destra, con la nomina di ben tre ministri appartenenti al Jewish Home (oltre a Bennet e Shaked anche Uri Ariel come Ministro dell’Agricoltura), costituisce un ulteriore motivo di tensione. Ma, notano alcuni analisti come Aaron David Miller, Obama alla fine del suo secondo ed ultimo mandato potrebbe non avere alcuna voglia di aprire un nuovo fronte di discordia con Israele. I più grossi grattacapi per il Premier israeliano potrebbero quindi essere di natura domestica.

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Pubblicato in esclusiva su L’Indro e qui ripubblicato dall’Autore per gentile concessione.

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