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Conoscete Serge Latouche? La “decrescita felice”

Conoscete Serge Latouche?
Economista e filoso francese, classe 1940, Latouche è il teorico della decrescita felice.

Ma che ce ne frega a noi?
Di base nulla, perché siamo tendenzialmente dei qualunquisti che cercano il più possibile di evitare mal di testa e ansie derivanti da un uso troppo intenso e disagevole della materia grigia.

Ma.
Ma ci dicono in continuazione che il Pil non cresce, maledetto! Il Pil langue, impigrito, incurante delle preghiere degli economisti e dei continui rimproveri dell’Istat, incurante persino delle bacchettate sulle dita ossute della Merkel, incurante degli svolazzi eleganti e boriosi del Pil tedesco che vorrei sapere ‘sti tedeschi come fanno a sta’ sempre con l’economia non solo a posto, ma in grande forma – ma niente niente la riempiono di anabolizzanti come gli atleti della DDR!?

Comunque.
Comunque di base Latouche mi è venuto in mente perché mentre tutti parlano preoccupatissimi di ‘sto fatto increscioso che il Pil non cresce e se non cresce la nostra economia che già va a rotoli si trasforma in slavina e noi si rimane tutti sotto, lui da po’ va dicendo che questa questione qua che il Pil deve sempiternamente crescere non funziona.

Per chi ama i Muse come me, la questione è riassunta in maniera meravigliosa da Unsustainable.
Per chi non ama i Muse, sappiate che c’è qualcosa di sbagliato in voi.

In sostanza, Latouche dice che un’economia basata sul principio della crescita indefinita, e quindi sull’incremento costante della produzione di beni, non è sostenibile – dice proprio che parlare di uno “sviluppo sostenibile” è paradossale perché il bisogno di produrre e consumare più del necessario inevitabilmente provoca degli squilibri e insostenibilità ambientale.

E quindi la soluzione sarebbe liberarsi dal giogo del Pil e accettare l’idea che la decrescita potrebbe non essere il male di questo secolo ma una vera e propria benedizione che ci (ri)porterebbe a uno stato di equilibrio socio-ambientale.

No, non stiamo parlando di un nuovo movimento hippy green, stiamo parlando di una visione radicale ma razionale – il problema delle “visioni radicali ma razionali” sta nel fatto che sfidando la cristallizzazione di un sistema è dannatamente complicato disegnare una realizzazione pratica della visione stessa.

Ad ogni modo, il movimento per la decrescita felice esiste in Italia e potete dare un’occhiata qui.
Alcune delle loro proposte sono non solo interessanti, ma figlie del buon senso più che di una mentalità visionaria e rivoluzionaria. Quanto, invece, sia fattibile convincere l’economia globale a decrescere con gaudio ed entusiasmo, francamente non lo so. Questo post ha il solo ed unico scopo di fornire uno spunto di riflessione e un invito ad approfondire questioni che non sono solo notizie lette dai mezzibusti dei TG o sugli articoli di Repubblica, ma problemi che ci riguardano da vicino in virtù dell’appartenenza più o meno coatta al genere umano domiciliato abusivamente sul pianeta Terra.

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